Double Exposure – Gianni Vancini and Alessandro Pivetti

A duo concert to rediscover an instrument and his repertoire – the saxophone – always present in both worlds, classical and jazz. Great composers that were able to combine two different worlds that could seem different, but only in surface. Saxophone mixed with the piano, for a classical and jazz meeting. A music journey long more than a century, going from Paul Bonneau, Phil Woods and Astor Piazzola, to some original pieces from Pivetti and Vancini.

Pubblicato nuovo libro per Erickson

Marina Ielmini e Alessandro Pivetti

La musica aiuta a crescere

Perché un avvicinamento precoce alla musica favorisce sia lo sviluppo cognitivo che lo sviluppo emotivo-sociale del bambino

25 novembre 2020

Il processo evolutivo di un bambino è costituito da progressive conquiste di abilità, che sono sostenute, oltre che dalla maturazione fisica, anche da un graduale sviluppo cognitivo e sociale. L’esperienza musicale vissuta già a partire dai primissimi anni di vita del bambino può aiutare a porre le basi e a influenzare significativamente le successive conquiste linguistiche, relazionali e cognitive.

La musica rappresenta infatti un canale comunicativo vicino al bambino: è un elemento facilmente utilizzabile anche come comunicazione informale (si pensi al diverso utilizzo della voce, delle espressioni facciali, del corpo in movimento).

Attraverso la sperimentazione musicale, il bambino impara a produrre, a esporsi e a mettersi in gioco in prima persona. Inizia a differenziarsi dall’adulto di riferimento e a relazionarsi con personalità altre da sé.

Nella prima infanzia ogni suono può trasformarsi in strumento comunicativo, unico e privilegiato, grazie al quale entrare in relazione con l’altro.

Numerosi studi e ricerche hanno sottolineato l’influenza della musica nel processo di crescita del bambino, con riferimento specifico a due ambiti:

  • cognitivo
  • emozionale-sociale

Per quanto riguarda la sfera cognitiva, si è visto come, grazie alla pratica musicale, è possibile favorire lo sviluppo di memoria, concentrazione, attenzione, linguaggio verbale, pensiero logico, creatività, capacità discriminatoria, oltre che della decodifica dei codici utilizzati.

Per la sfera emozionale/sociale, la musica diventa invece un mezzo di espressione del proprio essere, favorisce l’acquisizione di regole sociali e dà la possibilità di mettersi in gioco; aiuta a superare i propri limiti e stimola a riconoscere, gestire ed esprimere i propri stati emotivi.

Tramite un precoce avvicinamento al linguaggio musicale si possono rafforzare nel bambino: la capacità di relazione intra e interpersonale; il senso di autostima e di fiducia; l’autonomia; il benessere personale e l’autoapprendimento; la motivazione ad apprendere; la padronanza delle emozioni. Si tratta di benefici che possono essere stimolati nel bambino attraverso una pratica musicale precoce: ciò però può avvenire solo partendo dalla conoscenza delle competenze e delle abilità dei piccoli legate nei diversi stadi di sviluppo. Senza tali conoscenze, l’adulto rischia di far vivere al bambino un’esperienza musicale vuota, forzata e non costruttiva, ottenendo come risultato l’allontanamento del piccolo dall’utilizzo consapevole e appropriato del mezzo musicale.

Il corpo, l’orecchio e l’essenza del cosmo

talk-listen
“L’essere che ascolta, è un essere che canta, che vibra, è un essere vivente; che vive per sé e vive per gli altri. Vive per riuscire a essere all’unisono con un cosmo che canta incessantemente la sua presenza. Per vivere, l’uomo deve accordarsi alla risonanze che animano l’universo. Se non lo fa, non gli è possibile aderire al concerto permanente cui è invitato a partecipare. 

Sono convinto che l’orecchio sia essenziale di per sé, nel senso che rappresenta la porta d’accesso all’Essenza, Il suo sbocco è nell’Essere in quanto ne rappresenta l’apertura sul mondo attraverso il corpo. L’orecchio fa del corpo il proprio strumento mediante il dinamismo energetico che gli assicura, mediante il linguaggio che gli infonde, mediante la captazione dell’universo sonoro che gli propone e sul quale si modulano il canto, la musica, la parola. Il cosmo nella sua totalità diventa allora una realtà unica attraverso questa via d’accesso che dà vita e facoltà di trasmissione. Saranno le strutture linguistico-sonore a rendere percettibile l’universo, beninteso entro i limiti delle capacità umane.
Perché in fin dei conti essere in ascolto significa predisporre tutto il proprio corpo in modo da accedere al livello che la facoltà di ascolto esige. Significa tendere l’orecchio, proprio nel senso espresso con tanta esattezza dal linguaggio familiare. Se ci pensiamo attentamente, constatiamo che in effetti è qualcosa di più che offrire il proprio orecchio. Vuol dire indurre il proprio sistema nervoso a convergere verso ciò che quest’organo richiede imperativamente. E così l’uomo diventa un’antenna ricevente, quando decide di mettersi nello stato d’animo che l’ascolto richiede.
Si vedrà che questa “volontà di attenzione verso…” è ancora più evidente quando si tratta di ascoltare se stessi, quando è necessario assumere il proprio controllo, come nel caso dell’atto parlato o dell’atto cantato.” (L’orecchio e la voce” di Alfred Tomatis, Baldini&Castoldi)

Alla luce di questo vero e proprio inno all'”orecchio teso…” di A. Tomatis risulta particolarmente stimolante la lettura delle conclusioni di “Uditori della Parola” del teologo K. Rahner circa la profonda identità di “uditore” di ogni essere umano:

“La rivelazione, nel caso che sia possibile, presuppone che l’uomo debba essere aperto a ricevere la comunicazione che l’Essere assoluto fa di se stesso attraverso la sua parola luminosa. L’uomo è l’ente che nella sua storia deve tendere l’orecchio ad un’eventuale rivelazione storica di Dio attraverso la parola umana. L’uomo è l’ente che è dotato di una spiritualità recettiva aperta sempre alla storia e nella sua libertà in quanto tale si trova di fronte al Dio libero di una possibile rivelazione, la quale, nel caso si verifichi, si effettua sempre mediante “la parola” nella sua storia, di cui costituisce la più alta realizzazione. L’uomo è colui che ascolta nella storia la parola del Dio libero. Solo così egli è quello che deve essere.” (Uditori della Parola, di Karl Rahner, Borla)

Siamo esseri viventi in ascolto, in grado di cogliere un “tu” oltre al “sé” e riceviamo la nostra felicità e il nostro vero “io” dall’ascolto e della scoperta dell’esistenza di ciò che è altro da noi. Educazione all’ascolto e spiritualità si intrecciano così, indissolubilmente.

Musica e Teologia: l’oratorio “Christus” di F. Liszt.

L’idea di porre in dialogo musica e teologia non è una “scoperta” recente, appartenente in maniera esclusiva ai nostri tempi. Potremmo dire, anzi, che si tratta di una delle relazioni “interdisciplinari” più antiche e, da sempre, costituisce uno degli snodi centrali delle culture tradizionali. Tentare un’esplorazione musicale del mondo di Dio e vedere se, dove e come, possa, uno sguardo di fede, guidare la composizione di musica è un itinerario che ha affascinato molti artisti e pensatori. Sono numerosissimi gli studi che si occupano delle articolazioni esistenti tra rito e musica, tra esperienza “mistica” e ritmo, sia nell’ambito dell’antropologia culturale che in quello, più rigorosamente estetico, della storia della musica.

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