Informazioni

Da piccolo sognavo di fare il pianista classico, da adolescente mi sono ritrovato in una band rock. Al mio diploma di pianoforte ho suonato Beethoven come fossi Mick Jagger.

Ho frequentato uno strepitoso pianista jazz in uno dei peggiori bar di Caracas e ho deciso di iscrivermi a composizione per poter capirci finalmente qualcosa in tutti quegli accordi. Del pezzo per orchestra che ho composto per la prova finale del diploma di composizione (dopo dieci anni di studio folle) non ci si capisce quasi niente.

Nel frattempo mi sono trovato a suonare organi cinquecenteschi in una chiesa e a dirigere un coro polifonico mentre scrivevo musiche per festival di arte contemporanea, documentari e per il teatro di ricerca. Ora sono un arrangiatore orchestrale perché ho scoperto che arrangiarmi è la cosa che mi viene meglio.

Racconto che la musica è meravigliosa e che c’è musica e musica e anche che la musica sa dire quello che noi non riusciremo mai a esprimere. Tutto questo lo dico con le parole in forma di lezioni e storytelling ma lo provo a dire anche con la mia musica.

Cosa dice la gente

La verità è che la vera musica non è mai ‘difficile’. Questo è soltanto un termine che funge da schermo, che viene usato per nascondere la povertà della cattiva musica.

Claude Debussy

La musica ha un grande potere: ti riporta indietro nel momento stesso in cui ti porta avanti, così che provi, contemporaneamente, nostalgia e speranza.

NIck Hornby

La musica fa suonare anche il legno secco e la pelle d’asino. E rende palpabili i sottili legami fra lo spirito, i corpi, le cose, che non ci stanchiamo mai di cercare.

Pierangelo Sequeri

Costruiamo qualcosa insieme.


Bio

Diplomato in pianofortecomposizione presso il conservatorio “G.B. Martini” di Bologna. Nel luglio 2005 è stato selezionato come partecipante al corso internazionale dell’associazione A.C.D.A – Achantes di Parigi, per l’esecuzione del suo lavoro “Sentieri interrotti” da parte del quartetto d’archi Arditti. Ha composto musiche per la classe di violoncello di Francesco Dillon (quartetto Prometeo) presso la scuola di musica di Fiesole (FI) e per la classe di Flauto dolce di Antonio Politano al conservatorio di Losanna (CH). Ha composto musiche originali per le rassegne Musica Aperta  (Milano), EXITIME (DAMS Bologna), CIMES (Università di Bologna), FestivalAperto (Teatro Valli, Reggio Emilia),

Ha composto e diretto le musiche per l’orchestra giovanile del progetto europeo ARION. Per la Scuola dell’Unione dei Comuni dell’Area Nord (ora “Fondazione Andreoli”) ha svolto l’attività di direttore del coro delle voci bianche, col quale si è classificato primo al concorso regionale “Un coro in ogni scuola” (Maggio 2008) e che ha portato il coro alla realizzazione del “Te Deum” di Berlioz con le orchestre Mozart, Cherubini e Giovanile Italiana diretti dal maestro Claudio Abbado a Bologna nell’ottobre 2008.

Dal 2009 lavora come musicista e compositore delle musiche degli spettacoli del Teatro dei Venti di Modena (Il tempo dei migranti, 2010; Quotidiano scadere, 2011; InCertiCorpi, 2014). Ha realizzato la colonna sonora di alcuni documentari per la trasmissione Il Cantiere in onda su RAI Radio3. Dal oltre 10 anni svolge attività, in continua e costante crescita, di improvvisatore al pianoforte collaborando in duo con il narratore Simone Maretti e, per i progetti di educazione musicale, con l’associazione Caotica Musique. Recentemente ha realizzato, improvvisando dal vivo al pianoforte, la colonna sonora dei film “The General” di Buster Keaton e “Charlot soldato” di Charlie Chaplin.

Nel frattempo lavora come arrangiatore orchestrale e trascrittore di parti strumentali nel campo della musica sia moderna che classica. Di particolare rilievo sono gli arrangiamenti del cd “Cikibom”, un programma di musiche per bambini in culla, edito da Sinnons e promosso dall’Associazione “Nati per la musica” (2012); la pubblicazione della canzone “Terra” (Pivetti/Magnani) all’interno del progetto “Radici” edito da Franco Cosimo Panini;

Dal 2014 è arrangiatore orchestrale della Fondazione Pavarotti di Modena. Ha curato l’arrangiamento e la trascrizione delle parti per orchestra del Concerto Memorial “Luciano – Messaggero di pace”, in occasione dell’anniversario della morte del tenore, eseguito il 6 settembre 2014, dell’edizione 2015 dello stesso concerto, dal titolo “Col sole in fronte”, dove ha arrangiato le musiche per l’orchestra e ha accompagnato dal vivo al pianoforte Massimo Ranieri e Vittorio Grigolo e dell’edizione 2016 dove ha lavorato agli arrangiamenti orchestrali di “Fatti avanti amore” e “E da qui” di Nek.

Dal 2009 scrive annualmente “la Fiaba” per la classe di musica d’insieme della scuola di musica della Fondazione Andreoli. Si tratta di un rinomato progetto che integra ragazzi disabili nell’organico dell’orchestra, scrivendo parti ad hoc in modo che il loro contributo sia fondamentale quanto completamente fuso e integrato con quello degli altri.

Per due anni (2011/12; 2012/13) ha ricoperto l’incarico di insegnante di pianoforte per i corsi liberi al Conservatorio Vecchi-Tonelli di Modena e Carpi e di pianista accompagnatore, presso il medesimo istituto, delle classi di fiati. In particolare é molto richiesto come insegnante di tastiere, pianoforte-jazz e di improvvisazione al pianoforte, ambiti in cui ormai vanta una solida esperienza grazie alla versatilità con cui ha sempre saputo coniugare la passione per la musica alle circostanze concrete in cui si ritrovava a suonare.

Nel 2018 da vita al progetto “Double Exposure” con il sassofonista Gianni Vancini. Il progetto ripercorre la storia del sassofono e del repertorio in duo con pianoforte. Così, legati dal timbro pianistico, classica e jazz si incontrano e raccontano più di un secolo di musica passando da Bonneau, Creston, Debussy a Woods e Piazzolla, fino a giungere ai nostri giorni con opere originali degli artisti.

Non secondario é il suo impegno sul versante della musica liturgica, dove da tempo, come responsabile musicale dell’ufficio liturgico della diocesi di Carpi, accompagna all’organo, compone e cura l’arrangiamento dei brani eseguiti in occasione delle solennità. In particolare, ricordiamo la composizione del Gloria liturgico, eseguito in occasione dei festeggiamenti per la Beatificazione di Odoardo Focherini, in piazza Martiri a Carpi, il 15 giugno 2013 e l’organizzazione della parte musicale della solenne celebrazione presieduta da Papa Francesco, il 2 aprile 2017, in visita pastorale a Carpi.

Dirige l’Armonico Ensemble, gruppo corale e strumentale dedito alla diffusione di musiche contemporanee e del Novecento (L. Bernstein, P. Winter, O. Gjeilo, K. Jenkins, A. Part, E. Esenwalds).

È laureato in Teologia con una tesi sull’oratorio “Christus” di F. Liszt.

Triduo di Pasqua, tempo di Passioni

La passione di Gesù Cristo è il racconto dei racconti, è la storia che lega definitivamente assieme Dio e l’umanità e che interroga, consola, sconvolge, appassiona da duemila anni. I racconti degli evangelisti hanno dato origine, in ogni passaggio storico, a innumerevoli meditazioni di carattere artistico.  In questo nostri tempi è ancora forte il desiderio di rimettersi alla scuola di uno dei compositori che più di tutti ha saputo rendere commovente la narrazione delle ultime ore di vita di Cristo: J. S. Bach.

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Omaggio a Fabrizio De Andrè

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C’era una volta un bambino bellissimo. Era biondo. Gli piaceva guardare il mare e sognare, guardare le nuvole e sognare, guardare le bambine e sognare. Viveva con una mamma bellissima, un papà bellissimo, un fratello bellissimo, una nonna bellissima, in una casa bellissima, in una città bellissima. Poi era cominciata la scuola, che non era bellissima, e il bambino preferiva restare nascosto per strada, dove vedeva il mare e le nuvole, lo scirocco che sugli scogli diventava libeccio, i gabbiani eleganti che planavano adagio sulla spuma arricciata. I maestri non erano bellissimi, e il bambino preferiva tornare presto a casa, guardare i libri del papà, ascoltare i racconti della mamma, inventare storie col fratellino. Poi la mamma bellissima gli aveva messo vicino un violino e un maestro, e il bambino non si divertiva a studiarlo, dava al maestro dei pasticcini di panna perché suonasse per lui e invece di suonare leggeva favole di viaggio, finché la mamma se ne era accorta, ohi ohi ohi, lezioni e pasticcini erano finiti, ma non era finito il mare, non erano finite le nuvole, non erano finiti i sogni. Se ne era accorta la bellissima nonna, e aveva portato il bambino in campagna, gli aveva fatto vedere le piante e le foglie, quando escono piccole, bellissime da un ramo, e diventano grandi ma sono sempre bellissime; gli aveva fatto vedere una carota rosata diventare grande e bellissima, un pomodoro diventare rosso e bellissimo, l’erba diventare verde e bellissima. Intanto una bambina bellissima cantava una canzoncina qualunque, e al bambino era sembrata bellissima e la cantava con lei, e poi senza di lei; la cantava e sognava le nuvole e i boschi, sognava i prati e i profumi, i sorrisi e le lacrime: sognava il mondo bellissimo che c’era lì attorno. Poi, sempre bellissimo ma non più bambino, un’estate ha conosciuto in Sardegna prati e boschi in collina, profumi e fiori nell’aria, delfini e rocce nel mare, sempre bellissimi, che gli hanno fatto vedere soltanto sorrisi, perché anche le lacrime erano bellissime, ormai: erano lacrime, ma già dell’amore. Così in Sardegna è rimasto: era diventato un ragazzo e poi un uomo bellissimo, aveva fatto figli bellissimi e sempre bellissimi sogni. Ma i sogni oramai li chiamava canzoni.

Fernanda Pivano, 11-12 marzo 2003

Il corpo, l’orecchio e l’essenza del cosmo

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“L’essere che ascolta, è un essere che canta, che vibra, è un essere vivente; che vive per sé e vive per gli altri. Vive per riuscire a essere all’unisono con un cosmo che canta incessantemente la sua presenza. Per vivere, l’uomo deve accordarsi alla risonanze che animano l’universo. Se non lo fa, non gli è possibile aderire al concerto permanente cui è invitato a partecipare. 

Sono convinto che l’orecchio sia essenziale di per sé, nel senso che rappresenta la porta d’accesso all’Essenza, Il suo sbocco è nell’Essere in quanto ne rappresenta l’apertura sul mondo attraverso il corpo. L’orecchio fa del corpo il proprio strumento mediante il dinamismo energetico che gli assicura, mediante il linguaggio che gli infonde, mediante la captazione dell’universo sonoro che gli propone e sul quale si modulano il canto, la musica, la parola. Il cosmo nella sua totalità diventa allora una realtà unica attraverso questa via d’accesso che dà vita e facoltà di trasmissione. Saranno le strutture linguistico-sonore a rendere percettibile l’universo, beninteso entro i limiti delle capacità umane.
Perché in fin dei conti essere in ascolto significa predisporre tutto il proprio corpo in modo da accedere al livello che la facoltà di ascolto esige. Significa tendere l’orecchio, proprio nel senso espresso con tanta esattezza dal linguaggio familiare. Se ci pensiamo attentamente, constatiamo che in effetti è qualcosa di più che offrire il proprio orecchio. Vuol dire indurre il proprio sistema nervoso a convergere verso ciò che quest’organo richiede imperativamente. E così l’uomo diventa un’antenna ricevente, quando decide di mettersi nello stato d’animo che l’ascolto richiede.
Si vedrà che questa “volontà di attenzione verso…” è ancora più evidente quando si tratta di ascoltare se stessi, quando è necessario assumere il proprio controllo, come nel caso dell’atto parlato o dell’atto cantato.” (L’orecchio e la voce” di Alfred Tomatis, Baldini&Castoldi)

Alla luce di questo vero e proprio inno all'”orecchio teso…” di A. Tomatis risulta particolarmente stimolante la lettura delle conclusioni di “Uditori della Parola” del teologo K. Rahner circa la profonda identità di “uditore” di ogni essere umano:

“La rivelazione, nel caso che sia possibile, presuppone che l’uomo debba essere aperto a ricevere la comunicazione che l’Essere assoluto fa di se stesso attraverso la sua parola luminosa. L’uomo è l’ente che nella sua storia deve tendere l’orecchio ad un’eventuale rivelazione storica di Dio attraverso la parola umana. L’uomo è l’ente che è dotato di una spiritualità recettiva aperta sempre alla storia e nella sua libertà in quanto tale si trova di fronte al Dio libero di una possibile rivelazione, la quale, nel caso si verifichi, si effettua sempre mediante “la parola” nella sua storia, di cui costituisce la più alta realizzazione. L’uomo è colui che ascolta nella storia la parola del Dio libero. Solo così egli è quello che deve essere.” (Uditori della Parola, di Karl Rahner, Borla)

Siamo esseri viventi in ascolto, in grado di cogliere un “tu” oltre al “sé” e riceviamo la nostra felicità e il nostro vero “io” dall’ascolto e della scoperta dell’esistenza di ciò che è altro da noi. Educazione all’ascolto e spiritualità si intrecciano così, indissolubilmente.

Il canto, sorgente di energia

Perché si canta? È abbastanza strano che ci si ponga questa domanda. Di solito l’interesse si concentra sul “come” si canta e sul “cosa” cantare. Alfred Tomatis, (L’orecchio e la voce, Baldini&Castoldi, 1993) sostiene che risposte come: “Perché mi va; perché mi piace farlo; perché mi fa star bene”, ecc., non sarebbero altro che motivazioni egocentriche, una sorta di autosoddisfazione assolutamente deviante rispetto a quella che deve essere una vera risposta.  Cantare invece è una necessità perché ricarica di energia il cervello! Cosa significa dare energia, e per di più al cervello? Di che genere di energia si tratta?

Il termine energia è stato caricato di mille significati spesso ambigui.

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