Il canto, sorgente di energia

Perché si canta? È abbastanza strano che ci si ponga questa domanda. Di solito l’interesse si concentra sul “come” si canta e sul “cosa” cantare. Alfred Tomatis, (L’orecchio e la voce, Baldini&Castoldi, 1993) sostiene che risposte come: “Perché mi va; perché mi piace farlo; perché mi fa star bene”, ecc., non sarebbero altro che motivazioni egocentriche, una sorta di autosoddisfazione assolutamente deviante rispetto a quella che deve essere una vera risposta.  Cantare invece è una necessità perché ricarica di energia il cervello! Cosa significa dare energia, e per di più al cervello? Di che genere di energia si tratta?

Il termine energia è stato caricato di mille significati spesso ambigui. Non è il piacere di cantare. Non è l’autocompiacimento nel dire di essere stati bravi in un’esecuzione pubblica (sgradevole abitudine autoreferenziale). Non è nemmeno qualche forma misticoide di banalizzazione della nobile teoria orientale dei chakra… Insomma, al di là delle parole, è evidente che si ha voglia di cantare quando ci si sente in forma e che si è ancora più in forma quando ci si mette a cantare. Esiste una specie di circuito, come se il fatto di stare bene offrisse il mezzo per cantare, e l’azione stessa restituisse a chi si impegna il desiderio di proseguire in quell’azione.

Questo “passaggio” di energia liberante e nutriente vale per tutti i cantanti/cantori (il beneficio del canto va da chi gorgheggia sotto la doccia a chi si esibisce in rock band) ma raggiunge il suo potenziale massimo nell’espressione in forma corale. Il coro è la struttura, l’invenzione, il circuito nel quale il benessere energetico si attiva maggiormente, proprio perché implica l’uso corretto e l’educazione approfondita dell’orecchio. Si canta perché si è in ascolto, aperti all’ambiente umano circostante.

La lezione di Tomatis sulla centralità dell’orecchio è importante: “L’orecchio ha un ruolo fondamentale. Lì per lì non è facile un riconoscimento adeguato di ciò che gli spetta. Ed è tanto. L’orecchio entra in gioco in svariate maniere (non solo nello stabilire una relazione tra interno ed esterno della persona), ma riesce anche ad assicurare il coordinamento delle altre percezioni. È l’organizzatore di tutto l’insieme, il direttore d’orchestra del complesso meccanismo di ricezione delle stimolazioni ed è l’organo che più acutamente ne rileva l’esistenza. Distribuisce in direzione del cervello gli influssi nervosi derivanti dalle stimolazioni, tenendo conto di una ripartizione di cui sa diventare e restare maestro. Siamo immersi in un mondo che altro non è se non un vero e proprio bagno di stimolazioni. In altri termini, viviamo in uno stato di pressione, in una specie di equilibrio di cui non abbiamo alcuna consapevolezza. Il canto sembra fatto apposta per rendere più presente l’ambiente circostante e quindi per rendere più attiva la stimolazione di fondo. Tutto è vibrante come tutto è vivente. E una della manifestazioni del corpo umano consiste nell’entrare in sintonia, in armonia, in simpatia con l’ambiente circostante. Così l’atto cantato permette di stabilire una relazione con lo spazio. Crea un movimento di comunicazione mediante l’ambito vibrante cui dà forma con l’aiuto dell’aria vitale che penetra ogni uomo”. Questa interessante visione energetica del cantare e dell’ascoltare va preservata da letture superficiali di tipo misticheggiante e orientata decisamente alla pratica del canto corale, scomparsa, di fatto, dall’educazione italiana e notevolmente indebolita anche nell’ambito della liturgia cattolica.

La scommessa di “riaccendere l’energia” potrà essere vinta se si lavorerà per mettere in contatto ragazzi e adulti con l’esperienza di sé, del proprio corpo, della voce, dell’esistenza dell’ambiente e degli altri accanto a sé perché il canto è uno dei mezzi di espressione più completi che impegna l’essere umano a guardarsi, a scoprirsi, a sviluppare la propria immagine del corpo, a coltivare il senso del mistero aprendosi alla trascendenza che è, in sostanza, l’ascolto più importante della nostra esperienza umana.

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