Triduo di Pasqua, tempo di Passioni

La passione di Gesù Cristo è il racconto dei racconti, è la storia che lega definitivamente assieme Dio e l’umanità e che interroga, consola, sconvolge, appassiona da duemila anni. I racconti degli evangelisti hanno dato origine, in ogni passaggio storico, a innumerevoli meditazioni di carattere artistico. Anche il ‘900, secolo per (auto)definizione a-teo, ha attinto continuamente al repertorio testuale e simbolico della fede ebraico-cristiana e alle narrazioni biblico-evangeliche. In questo nostri tempi è ancora forte il desiderio di rimettersi alla scuola di uno dei compositori che più di tutti ha saputo rendere commovente la narrazione delle ultime ore di vita di Cristo: J. S. Bach. Al di là di mode e tendenze cicliche e indipendentemente dal gusto personale, il mettersi in ascolto, ad esempio, della Passione secondo san Matteo, è da leggere in relazione all’esigenza profonda di riavvicinarsi alla parola, di lasciarsi toccare da qualcosa, da qualcuno, da una musica che faccia di nuovo vibrare le corde interiori affannate in tutt’altro, che risvegli il desiderio di uscire da se stessi, dai propri pensieri e che metta ordine al caos dando forma a un evento sonoro e spirituale, complesso e articolato. È necessario risvegliare la capacità di ascolto musicale per procedere nella direzione di una riscoperta dell’incanto, dell’apprezzamento consapevole e caloroso del valore affettivo della musica e delle capacità dei suoni strumentali e della voce umana di rendere un testo più chiaro e comprensibile e, proprio per questo, toccante. Il teologo protestante Karl Barth (1886-1968) ha scritto che la musica di Bach è quella che in Paradiso si suona quando il buon Dio si trova in riunione con tutti gli spiriti eletti. Secondo Pierangelo Sequeri una possibile interpretazione, accanto a quella tradizionale dovuta alla maestosità divina della musica bachiana, potrebbe essere che “Dio faccia suonare la musica di Bach nelle riunioni alle quali tutti partecipano, perché essa è – fino ad oggi – la più ospitale nei confronti di tutti. Abbiamo imparato a suonare molta musica: ma quella di Bach rimane il grembo in cui la musica occidentale risuona.” Bach spinge l’attività compositiva verso la possibilità non tanto di mettere in scena un’evento ma di porre in musica l’evento stesso, incorporandone significati e poetica. Bach è riuscito a “far accadere” nuovamente, in maniera simbolica, la Passione di Cristo e ha indirizzato il nostro ascolto partecipe verso quell’attualizzazione rituale resa possibile dai mezzi stessi della musica. Auguro a tutti che questo grande capolavoro possa muovere intelligenza e affetto verso il mistero della Pasqua e renda possibile sentire l’emozione profonda dell’incontro con il mistero che oggi è sempre più rara.

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